giovedì 10 gennaio 2013

Giustificazioni accademiche

Lezione universitaria - dipinto


Leggo or ora questo articolo sull'"Huffington Post":
Università di Venezia, la professoressa prende in giro gli studenti che inventano scuse per far spostare l'appello d'esame
Ne rimango siceramente stupita. Ma lo stupore non riguarda il risibile battibecco fra insegnante e studenti, e nemmeno il comportamento dei ragazzi, che vengono descritti, forse a ragione, come un branco di scansafatiche. No. La mia meraviglia nasce dal contesto antropologico in cui tutta la vicenda si svolge. Mi spiego. Devo essere di un'altra epoca, ma ho trovato davvero rivoluzionario che dei semplici studenti oggi possano rivolgersi direttamente via email, con tale familiarità, ad un docente universitario; e addirittura sorprendente che cerchino ancora improbabili scappatoie come se fossero seduti sui banchi di una scuola dell'obbligo, e non su quelli di un'università per loro precisa scelta.

Perchè ai miei tempi (e con questo confermo ufficialmente di appartenere ad altra epoca) il docente universitario era una figura distante ed evanescente, che si materializzava in un'aula per la durata della lezione e poi rispariva nell'iperuranio (verosimilmente un semplice studio, ma significativamente situato nei piani più alti dell'edificio). Lì Il Professore te lo figuravi intento ad occupazioni molto più nobili ed elevate che insegnare le basi di una scienza a dei principianti, e infatti nel tempo capivi che l'incombenza vagamente lo infastidiva, ma da contratto era costretto ad assolverla. (In occasione degli esami il vago fastidio aumentava e virava verso un vago disprezzo). E poi gli appelli. Le date le venivi a sapere attraverso laconici avvisi, appesi alla bacheca da apposito personale sottoposto, e assolutamente non autorizzato a fornire spiegazioni. Oggigiorno invece, metti caso che quel giorno sei impegnato, puoi portare la giustificazione. O almeno ci puoi provare.

2 Commenti:

Tomaso ha detto...

Le scuse non mancano mai cara Dona, non sono mai stato studente per questo forse non capisco tutto.
Tomaso

adriana ha detto...

Eh si, davvero altri tempi...